Posts Taggati ‘diritti umani’

Genova Pride 2009: un successo!

Written by lorenzodamelio. Posted in Informazione

Una manifestazione fatta di pace, per i diritti sessuali e la laicità dello Stato. Il corteo che sabato 27 giugno ha percorso Genova per l’omonimo Pride è stato letteralmente un fiume di cittadini.

Se i principali mass media hanno nascosto la sorridente manifestazione, un filmato caricato su Youtube Italia è stato tra i più visti delle ultime ore. Il video in questione comprende un breve servizio su alcuni portavoce politici o dei movimenti a sostegno della giornata.

Non abbassate la guardia sulla Guardia

Written by lorenzodamelio. Posted in Informazione

Gaetano Saya è il presidente del partito nazionalista italiano. Oltre a vantarsi di essere stato arrestato, sul proprio profilo in internet dichiara di essere amico di Licio Gelli. Il suo intervento su youtube in favore della Guardia Nazionale Italiana – relativa alle cosiddette “ronde nera” – ha aperto quesiti sulla vicinanza di tale movimento al fascismo.

Per fortuna c’è la G.G.N.I. (Guarda Guardia Nazionale Italiana) che veglia su di noi.

Fiat Nano, costi quel che costi

Written by lorenzodamelio. Posted in Informazione

La vita sul nostro pianeta non ha prezzo. Eppure ce la stiamo giocando per pochi euro, la stiamo svendendo e tornare indietro sarà sempre meno facile. Pino Pagliani, giornalista di PeaceReporter.net ha seguito l’uscita sul mercato dell’automobile Nano fabbricata dall’azienda indiana Tata per conto della Fiat. La Nano in India sarà venduta a 1.500 euro ed entro un paio di anni dovrebbe essere commercializzata in Europa al prezzo di 5.000 euro per rispondere agli equipaggiamenti di sicurezza necessari per essere a norma. Gli interessi economici stanno prevalendo ancora una volta sui diritti umani delle popolazioni locali, riprendo alcune frasi pubblicate il 24 marzo scorso dal giornalista:

India, Nano rosso sangue – di Pino Pagliani
“La produzione infatti sarà molto limitata per il 2009 a causa dei ritardi nella costruzione della fabbrica nel Gujarat, dove la Tata ha dovuto trasferire lo stabilimento inizialmente impiantato nel Bengala Occidentale, dove nel 2007 i contadini locali si erano ribellati all’esproprio dei terreni. Una protesta repressa con una violenza inaudita dalle autorità locali. Un anno fa la nostra rivista aveva pubblicato un reportage su questi drammatici eventi, ignorati dalla stampa italiana per non creare imbarazzi alla Fiat. Un anno fa a Singur, distretto di Hoogly, nello stato del Bengala Occidentale, viene trovato in una fossa, semicarbonizzato, il cadavere di Tapasi Malik, una giovane contadina. La polizia statale si affretta ad archiviare il caso come ‘suicidio’. Tapasi si era distinta nella lotta contro gli espropri dei terreni richiesti dalla multinazionale indiana Tata Motors, che a Singur pretende mille acri per impiantare una fabbrica di utilitarie a basso costo con la collaborazione della Fiat. Come atto di terrorismo contro la resistenza dei contadini, la giovane è stata sequestrata di notte, strangolata e bruciata. Prima di essere uccisa, Tapasi è stata violentata in gruppo dai suoi assassini. Per questo crimine la polizia federale ha fatto arrestare il responsabile locale del Partito comunista indiano marxista (Cpm) che è al potere in questo stato. L’uomo non è nemmeno stato sospeso dal suo partito”.

“Le denunce di stupri compiuti da singoli o da interi gruppi di poliziotti aumentano nei giorni seguenti. Medha Patkar, la nota attivista sociale indiana, visita nell’ospedale di Nandigram una bambina di 10 anni che è stata seviziata con il lathi (il manganello di bambù in uso nelle forze di polizia indiane). Ma il primo ministro bengalese Buddhadeb Bhattacharjee, detto il ‘Buddha Rosso’, ribadisce che non ha niente di cui discolparsi. Non è dello stesso parere il governatore del Bengala Occidentale, Sri Gopalkrishna Gandhi, nipote del Mahatma, che dopo aver dichiarato di provare “un orrore agghiacciante” per i fatti di Nandigram ed essere andato a visitare i feriti, censura l’operato del Left Front (il Fronte delle Sinistre capeggiate dal Cpm che governo questo stato) domandandogli “a quale pubblico interesse giovi lo spargimento di tutto questo sangue umano”. La domanda di Gopalkrishna Gandhi intende mettere il governo delle Sinistre con le spalle al muro: infatti il Left Front, per poter espropriare i contadini, sta utilizzando una legge coloniale britannica (il Land Acquisition Act del 1894 ) che prevede l’esproprio a fini di ‘pubblica utilità’ e non, come in questo caso, per dare terreni a imprese private. Lo scorso novembre il Cpm decide che deve a tutti i costi ‘risolvere’ la questione Nandigram. Dopo alcune riunioni interne dove si lanciano gli slogan ‘uccidi o vieni ucciso’, ‘noi o loro’, il partito invia le sue squadracce alla riconquista dei villaggi di Nandigram. Nessuno ancora sa cosa sia successo. A lungo è stato impedito ai giornalisti di accedere alla zona. I pochi che ci sono riusciti hanno letteralmente testimoniato che “c’era sangue da tutte le parti. Alla fine, per sedare gli scontri, il governo federale ha deciso di inviare la Central Reserve Police Force, che peraltro si è lamentata della non collaborazione della polizia locale. Gli attivisti del Comitato di resistenza contro lo sfratto dalle terre non osano tornare nelle loro case per paura di ritorsioni. E come al solito la violenza sulle donne si è rivelata una pratica regolare”.

“E in Italia, coinvolta in questa vicenda tramite la Fiat, cosa si dice di queste violenze? Silenzio assoluto. Il responsabile comunicazione del gruppo Fiat, sollecitato ad esprimersi sui fatti di Singur, ha risposto: “Da dove arrivano (le auto) e come vengono fatte non ci riguarda”. Possiamo azzardare che questa dichiarazione non sembra proprio in linea con gli impegni di ‘responsabilità sociale’ sottoscritti dalla Fiat. Ma in Italia si ragiona per sillogismi: denunciare e criticare il governo del Bengala Occidentale vuol dire criticare i nostri investimenti e accordi di business bengalesi. Criticare i nostri investimenti e accordi di business bengalesi, vuol dire criticare la politica del nostro establishment economico e del governo. Conclusione: non si può fare. Semplicemente non c’è lo spazio per farlo. Ci è richiesto di recepire unicamente un’immagine dell’India che, soprattutto, tenga ben lontano da noi lo spettro inquietante delle centinaia di milioni che non ce la fanno, delle donne stuprate e a cui tagliano i seni, delle decine di milioni di tribali con la vita devastata dagli espropri, dalle violenze e dalle miniere d’uranio a cielo aperto. Ma ciò che è più importante è evitare che le persone si accorgano che lo sviluppo indiano è lo specchio, non deformante ma fedele, della deformità del nostro stesso sviluppo”.