MarkZuckerberg-Harvard

Il discorso di Mark Zuckerberg di pochi giorni fa ad Harvard ha delle similitudini con quello fatto da Steve Jobs a Stanford. Difficile non pensare a dei paragoni. Mi è piaciuto, non considerando la multinazionale che rappresenta, ma per i valori positivi che ha condiviso in pubblico. Per questo motivo ne riporto alcuni passaggi, perchè ritengo che siano di ispirazione per la nostra generazione e non solo:

«La sfida della nostra generazione è creare un mondo dove tutti sentano di avere uno scopo. Lo scopo è ciò che crea la vera felicità. Ritenete che quel determinato cambiamento nel mondo sia così necessario che qualcun altro lo realizzerà. E invece no. Sarete voi a farlo. Tuttavia, avere uno scopo non è sufficiente. Dovete far comprendere alle altre persone il senso dello scopo. Ora è il vostro turno di realizzare cose grandiose. Vi svelerò un segreto: all’inizio, nessuno sa come si fa. Le idee non nascono già formate. Diventano chiare solo lavorandoci. Dovete solo iniziare. Se, prima di iniziare, avessi dovuto capire tutto sulla connessione tra le persone, non avrei mai creato Facebook.

Essere idealisti è bello. Ma preparatevi a essere incompresi. Chiunque lavori su una visione ampia viene definito folle, anche se poi il tempo gli darà ragione. Chiunque lavori su un problema complesso sarà incolpato di non capire appieno la sfida, anche se è impossibile sapere tutto in anticipo. Chiunque prenda delle iniziative verrà criticato perché ha troppa fretta: c’è sempre qualcuno che vuole rallentarvi.

Nella nostra società, spesso non realizziamo grandi progetti perché abbiamo così tanta paura di sbagliare che ignoriamo tutte le cose sbagliate che rimarranno tali se non facciamo nulla. La realtà è che qualsiasi nostra azione avrà conseguenze nel futuro. Ma questo non deve frenarci. Perché non proviamo a fermare il cambiamento climatico prima di distruggere il pianeta e perché non proviamo a coinvolgere milioni di persone nella produzione e nell’installazione di pannelli solari? Adesso, per guarire le persone malate, spendiamo una cifra 50 volte superiore a quella che spendiamo per trovare cure preventive. È assurdo.

Possiamo risolvere questa situazione. Perché non proviamo a rendere la democrazia più moderna per permettere a tutti di votare online e a personalizzare l’istruzione per permettere a tutti di studiare? Questi traguardi sono a portata di mano. Raggiungiamoli in modo di dare un ruolo a tutti i membri della nostra società. Realizziamo grandi progetti, non solo per il progresso, ma per creare uno scopo.

Avviare progetti straordinari è quindi la prima cosa che possiamo fare per creare un mondo dove tutti sentano di avere uno scopo. Il secondo è ridefinire le pari opportunità per offrire a tutti la libertà di perseguire il proprio scopo. Molti dei nostri genitori hanno avuto lavori stabili nella loro carriera lavorativa. Adesso siamo tutti imprenditori, sia che avviamo progetti o ricopriamo una posizione. È straordinario. La nostra cultura imprenditoriale è il modo in cui creiamo questo progresso. Ogni generazione amplia la sua definizione di uguaglianza. Le generazioni precedenti hanno combattuto per il diritto di voto e i diritti civili. Hanno vissuto il New Deal e la grande società. Ora è il nostro turno di definire un nuovo contratto sociale per la nostra generazione. Dovremmo misurare il progresso non solo in base a metriche economiche come il PIL, ma in base a quanti di noi hanno un ruolo che ritengono importante.

Sbagliamo tutti, quindi abbiamo bisogno di una società che non miri solo a punirci o bollarci. Dal momento che la tecnologia continua a cambiare, dobbiamo concentrarci di più sulla formazione continua nel corso delle nostre vite. Quando più persone trasformano il loro sogno in qualcosa di incredibile, ne beneficiamo tutti. Il terzo modo in cui possiamo far sì che tutti sentano di avere uno scopo è costruire una comunità. Quando la nostra generazione si riferisce a “tutti”, indica chiunque nel mondo. Alzate le mani: quanti di voi provengono da un altro Paese? E quanti di voi sono amici di una di queste persone? Ecco cosa intendo. Siamo cresciuti connessi. I cambiamenti iniziano a livello locale. Anche i cambiamenti globali iniziano da qualcosa di piccolo, con persone come noi. Nella nostra generazione, la possibilità di creare una maggiore connessione e di cogliere le nostre più grandi opportunità si riduce a questo: la capacità di costruire comunità e creare un mondo dove tutti sentano di avere uno scopo.

Classe del 2017, vi state laureando in un mondo che ha bisogno di scopo. Sta a voi crearlo. Prima che usciate per l’ultima volta da questi cancelli, mentre siamo qui seduti davanti alla Memorial Church, mi viene in mente una preghiera, Mi Shebeirach, che recito ogni volta che devo affrontare una sfida e che canto a mia figlia pensando al suo futuro quando le rimbocco le coperte. Dice: “Che la fonte di forza che ha benedetto quelli prima di noi ci aiuti a trovare il coraggio di rendere la nostra vita una benedizione”. Spero che anche voi troviate il coraggio di rendere la vostra vita una benedizione. Congratulazioni, classe del 2017! Buona fortuna a tutti là fuori».