WEF-2016

Attentato di Parigi, 13 novembre: 129 morti. Istanbul, 28 giugno: 42 morti. Nizza, 15 luglio: 84 morti. Syria, 19 luglio: 84 morti. Kabul, 23 luglio: 80 morti. Servirebbe ben più di un minuto di silenzio per le conseguenze di ciò che viene definito “terrorismo”. Africa: 5,9 milioni i morti all’anno per malattie e malnutrizione. Numeri che fanno male e tra cui non serve alcuna triste competizione.

Le soluzioni a quanto appena riassunto si raggiungono con la costanza degli impegni portatati avanti con passione, ma è fondamentale un approccio scientifico perché siano effettivamente durature. La paura generata da certi atti, diffusi ampiamente dall’agenda dei telegiornali ci farebbe pensare ad una prima apparenza che una delle priorità per la nostra sicurezza e prosperità sia annientare il terrorismo. Ebbene, scientificamente ci sono altre priorità che affliggono l’umanità rispetto alle vite umane che non solo si potrebbero salvare oggi, ma soprattutto parlando del futuro del pianeta.

Da parte mia penso comunque che non ci siano priorità se non, principalmente, la necessità di una maggiore educazione. La conoscenza potrebbe infatti contribuire a risolvere da sola praticamente tutta la lista del Global Risks Report 2016, elaborata con una previsione stimata di 10 anni da parte di 750 scienziati e professionisti provenienti da 29 diversi settori.

GlobalNetworkRisks2016
Ci sono più motivi per cui evito tendenzialmente reazioni di coinvolgimento emotivo sui social media rispetto agli avvenimenti terroristici. Lo faccio per scelta da giornalista, con la conoscenza di alcune logiche di psicologia, sociologia e di comunicazione che mi portano a voler preferire solitamente altre argomentazioni per poter contribuire ad alimentare un “benessere informazionale” a chi mi circonda. Lo spiego qua sperando che ciò venga compreso e, se si apprezza, magari anche condiviso. È una scelta anche per evitare di diventare strumenti di passaparola per l’aumento del consenso dei governi e/o la crescita dei mercati delle armi quando a mio parere servirebbe piuttosto alimentare l’educazione all’intercultura e ad una comprensione dei maggiori temi necessari da affrontare per generare un impatto positivo per l’umanità nei prossimi anni ossia – secondo il Global Risks Report 2016 – il cambiamento climatico, la migrazione involontaria e l’instabilità sociale (connessa alla carenza di lavoro).

Sono tutte tematiche collegate e proprio per questo è tempo di soluzioni che abbiano in sè una visione globale e interconnessa. È quindi ora di guardare oltre al terrorismo, riflettendo sulle sue origini interconnesse ai suddetti temi. Perché, come ci ha insegnato Tiziano Terzani: “La paura è il grande ostacolo che blocca ogni altro sentimento. Non c’è amore dove c’è  paura”.