AfricanSummerSchool-SpiralDynamics

Siamo tutti cittadini del mondo. Ma non tutti se ne accorgono. Forse perché a volte ci si scorda che siamo tutti sotto lo stesso cielo, che sia questo limpido, pitturato di nuvole o dipinto di magiche stelle la notte?

Alcune settimane fa mi è stata data la straordinaria opportunità di partecipare ad una bellissima iniziativa, ossia l’African Summer School, partecipando al programma del Business Incubator for Africa che è iniziato a Verona con la sua 4a edizione il 29 luglio scorso alla presenza dell’europarlamentare Kyenge. Sono appena tornato e vorrei condividere alcune riflessioni raccolte in queste intense giornate nelle quali ho avuto il piacere di conoscere non solo dei docenti di valore, ma anche tanti magnifici ragazzi.

Ci sono un mare, anzi un oceano di motivi, per cui vale la pena di pensare alla relazione tra business e Africa. Intanto, come da me riportato qualche tempo fa, da qua ai prossimi 10 anni – secondo il report diffuso dal World Economic Forumle migrazioni saranno una delle principali problematiche da gestire per l’umanità. Potrei citare tante altre ragioni per cui questo è un momento storico importante per approfondire questa tematica, ma mi piace in questo caso mostrare come dalle difficoltà spesso nascono anche opportunità e ricordo perciò che, come dicono diversi studi statistici, l’innovazione si sta sviluppando con particolare successo quando incontra l’interculturalità.

Prima di riportare 10 modesti consigli che mi sento di dare per l’apertura di un’attività imprenditoriale nel continente africano, è rilevante evidenziare le premesse su cui si è basata l’iniziativa: far sì che l’Africa diventi soggetto dei dibattiti e non più solo oggetto (ad es. perché quando si parla di migrazioni l’UE non riesce a realizzare accordi ben fatti direttamente con l’Unione Africana?), ri-pensare al modello di sviluppo valutando se l’Africa può adottarne uno diverso da quello capitalistico europeo che ha generato anche conseguenze negative. Si è parlato anche di “falsificazione storica”, tema che mi ha affascinato parecchio arrivando da studi sulla comunicazione e sul giornalismo e avendo seguito in passato lezioni simili (anche se non ancora sull’Africa).

Tra gli eccellenti docenti e mentor che abbiamo conosciuto, c’è stato Mawuna Remarque Koutonin (tra i top influencer del settore business in Africa), che ha iniziato le lezioni spiegando due concetti semplici ma chiave: “Imprenditoria è servire” e “Fate agli altri – audience di riferimento – ciò che gli altri sperano che facciate per loro”. Sul proprio blog ha anche riportato 100 idee da cui ispirarsi per fondare nuove startup in Africa: enjoy it!

Ecco quindi 10 primi passi da compiere per avviare un’impresa africana, suggerimenti che ho piacere a condividere:
1. Filosofia e storia africana: ogni popolo va compreso innanzitutto per le proprie radici ed evoluzioni;
2. Trend del momento: l’innovazione può essere effettuata con diverse modalità (distribuzione, accessibilità o personalizzazione) ed avviene sempre più a livello logistico di gestione dei servizi piuttosto che dei prodotti con la crescita della Sharing Economy in quanto la proprietà è ormai non esclusiva. Il consiglio è quello di diventare “product hunter” o “service hunter”;
3. Analisi dei bisogni e matching: da dove partire? Da ciò in cui si ha passione, osservando quali sono le esigenze emergenti;
4. Visione: è con la passione in ciò che si fa che si può avere l’energia utile a costruire fiducia e reputazione intorno al progetto che si intende sviluppare;
5. Intermediari o produttori: sono due modalità di sviluppo di startup, si può pensare a puntare sulle proprie competenze commerciali e di connessione (nel primo caso) oppure a valorizzare le conoscenze tecniche che si hanno;
6. Spiral dynamics: prima di avviare un MVP, vale la pena di pensarlo riflettendo sulle differenze che ci sono a livello sociologico, psicologico, culturale e comportamentale tra i mercati europei/americani e quelli africani;
7. Fattore tempo: in Africa è stata elaborata una sorta di Lean Startup dedicata che suggerisce di rendere profittevole un’attività entro 45 giorni per far sì che abbia successo (a meno che si abbia del capitale da parte). Le tempistiche umane e aziendali son veramente diverse, basti pensare che un es. citato in questi giorni parlava del fatto che un’azienda in Togo è rimasta ferma per 2 mesi durante la costruzione di un proprio impianto perché non si trovava più in vendita il cemento!;
8. Instabilità politica: il contesto è decisamente rilevante e il livello di corruzione può essere molto elevato. Bisogna tenerne conto;
9. Rete distributiva: che si parli di trasporti fisici (strade, ferrovie, poste, ecc.) o virtuali (accesso ad Internet) i limiti spaziali sono notevoli e vanno considerati;
10. Perlustrazione fisica: qualsiasi sia l’attività che si intende sviluppare, penso che sia fondamentale una presenza sul territorio interessato per capire dal vivo meglio le dinamiche in corso. La “fisicità” in Africa è rilevante sia per la modalità delle relazioni che per alcuni limiti tecnologici spaziali e temporali precedentemente accennati.

Vorrei concludere semplicemente con la bellissima parola “Ubuntu“: è un meraviglioso termine africano che ha il seguente significato “I am what I am because of who we all are”. Come ci ha ricordato il docente Mahougnon Venance Sinsin la filosofia africana però non basta, servono anche volontà e forza per avviare e “dare gambe” ad ogni impresa.

In questa ricerca di maggiore autonomia e responsabilità africana, confido che nel mondo si possa essere sempre più interdipendenti: penso in fondo che sia ancora meglio dell’essere indipendenti perché suggerisce dialettica e ascolto. Buona impresa intanto a voi tutti, quindi, qualsiasi sia!