RaggiAppendino

«The best way to predict the future is to invent it» Peter Drucker. Sono passati 10 anni da quando seguo il MoVimento 5 Stelle, 7 da quando è stato fondato nel 2009. Come ho scritto pochi giorni fa, sono da sempre interessato all’impatto sociale delle iniziative, che siano esse imprese, politiche o in altra forma.

Così ci tengo a fare una riflessione a freddo dei risultati straordinari ottenuti a Roma (67% per Virginia Raggi) quanto inaspettati a Torino (54% per Chiara Appendino). Considerato che il M5S ha vinto la sfida del ballottaggio in 19 Comuni su 20, direi che è il caso che più incuriosisce di queste elezioni amministrative del 2016. Tanto da essere storie che vengono ora raccontate sul Time, per dire.

A mio parere sono stati incisivi questi 3 aspetti:
1) La visione del portavoce: sempre di più, sia a livello locale che nazionale, il dibattito si polarizza sul candidato principale e non sulla lista (poco sul programma e più sulla biografia e sulle dichiarazioni dello stesso). Questo a mio parere non è positivo di per sè per favorire una scelta democraticamente informata, ma è conseguenza direi della “distrazione” attuale da parte della cittadinanza rispetto alle elezioni. Dal punto di vista pubblicitario di fatto è rilevante quanto le idee e soprattutto il modo di porsi del portavoce siano in grado di unire più cittadini possibili sotto una visione condivisa. Ciò è stato spiegato anche da Xavier Bellanca, tra i principali curatori della comunicazione web del M5S Torino. Il passo indietro di Beppe Grillo ritengo quindi che abbia giovato alle due candidate del M5S, che si sono presentate come rigorose da una parte ma dall’altra in grado di ascoltare i bisogni della gente. Il fattore “onestà” dovrebbe poi essere in effetti scontato, ma in un periodo quale è quello di Mafia Capitale, la cittadinanza chiede evidentemente di ri-partire da zero.

2) Sviluppo “lean” basato sugli “ambassador”: l’attività sul web e tramite i social media da parte del MoVimento 5 Stelle è sempre stata tra le più intense rispetto alla “concorrenza”. La presenza offline è fatta soprattutto dall’interazione degli attivisti e del portavoce, mentre la promozione non “fisica” viaggia principalmente tra computer e smartphone, alimentata dall’entusiasmo dei simpatizzanti. A testimonianza di ciò, con un paio di ricerche il 3 giugno (e quindi parecchi giorni prima della proclamazione a Sindaca di Virginia Raggi), già tramite Google Trends si potevano notare dei dati interessanti, che infatti avevo condiviso e riporto a seguire.

 

3) Oltre al “cosa”, il “come” ossia il risparmio: la campagna elettorale di Fassino è costata 300.000 euro, quella dell’Appendino “appena” 40.000 euro, senza basarsi sul supporto di un sistema partitocratico con media e legami storici con diversi influencer. In un periodo di crisi economica la competenza al risparmio e l’ascolto dei bisogni sociali portata avanti da Chiara Appendino è stata premiata dai quartieri meno abbienti di Torino che infatti l’hanno sostenuta in massa.

Intanto, al di là delle preferenze di ciascuno, queste elezioni stanno diventando una nuova opportunità per promuovere la parità di genere. Alcuni giornalisti (e lo dico ahimé da collega, in quanto giornalista pubblicista dal 2007) già hanno dimostrato pessimi ed ignoranti comportamenti maschilisti. Questo mentre ad es. Chiara Appendino propone come Assessore alle Politiche Giovanili e alle Pari Opportunità il presidente dell’Arcigay di Torino Marco Alessandro Giusta.

Al di là delle elezioni comunque la vera sfida penso è la partecipazione dei cittadini durante i 365 giorni dell’anno. Chiunque abbia delle buone idee le proponga, che sia a Torino, a Roma o dovunque. È con l’impegno civico di tutti che si cambia davvero l’Italia.