LivrarioLello

Tutto ciò che potreste immaginare a proposito, di positivo o meno, non è così. Lo dico sin da subito apposta, perché si tratta di un’esperienza di cui siamo soprattutto noi gli artefici e perciò ne determiniamo gli sviluppi.

Sono appena tornato da un breve viaggio a Porto, giusto poco più di un anno dalla mia passata esperienza in solitaria a Marrakech. Entrambe esperienze che son decisamente felice di aver potuto vivere.

Perché, vi chiederete? Premettendo che un buon viaggio ce lo si può benissimo godere sia da sè che in compagnia, ecco una breve serie di motivazioni:

  1. Responsabilità. Sii impara il piacere e dovere di essere responsabili delle proprie scelte. Da questa libertà e opportunità di fare ciò che ci piace, deriva una proporzionale crescita personale;
  2. Relazioni. Non si è mai veramente da soli, a meno che si sia nel deserto. In realtà ci sono più opportunità di fare nuove amicizie e, data la situazione, si allena la propria capacità di empatia;
  3. Intercultura. La curiosità viene stimolata di continuo e ci si abitua a non abituarsi (il gioco di parole è voluto!) e a guardare alle diversità come ad un arcobaleno;
  4. Ascolto. Si è meno distratti, di conseguenza si ha l’opportunità di notare meglio i particolari e si rivaluta la propria posizione nel mondo;
  5. Lingue. Che sia l’inglese o altro, ci porta ad imparare a relazionarci anche in situazioni insolite;
  6. Management. Da una parte si è tenuti ad organizzarsi (voli, mezzi di trasporto, cambio dei vestiti, ecc.) ma dall’altra bisogna essere in grado di improvvisare a seconda delle occasioni;
  7. Amicizie. Le proprie attuali potranno essere arricchite dalle esperienze fatte mentre, durante il viaggio, potrebbero nascerne di nuove;
  8. Gratitudine. Ad osservare ed essere in certi luoghi e situazioni ci si sente spesso, poi, più fortunati rispetto alla partenza;
  9. Creatività. Immergersi nell’ambiente e cultura altrui favorisce il pensare sotto diversi punti di vista, contribuendo a generare ciò che è inaspettato;
  10. Consapevolezza. Conoscersi meglio significa anche essere in grado di poter migliorare sè stessi per poter andare oltre ai propri limiti.

Viaggiare significa alimentare la fantasia, dando vita alla propria immaginazione, ci permette in sintesi di volare sopra le nuvole ed ammirare il panorama per decidere a quale orizzonte intendiamo puntare.

Tra le viste mozzafiato e gli angoli artistici portoghesi (nella foto: la Livraria Lello, da cui J.K. Rowling si è ispirata per scrivere Harry Potter, internazionalmente riconosciuta tra le più spettacolari del mondo) che sono in me adesso, c’è anche una bella scena nella quale mi son ritrovato a pranzare a suon di buon pesce fresco e fritto con persone sconosciute fino a poche ore prima: con Giuliano, un ragazzo della Romania incontrato sul suo monopattino durante una visita turistica, ed altre due giovani coppie conosciute innanzi ad un ristorante insieme al proprietario dello stesso locale, da noi soprannominato in simpatia “Zio Nando”. Il bel gusto dell’imprevedibile, mi piace dire.

Che si proceda da soli oppure in compagnia, la differenza la fanno quindi sempre le occasioni che siamo in grado di crearci. Perché il segreto della felicità, in fondo, è non aspettarsi nulla, ma fare di tutto affinchè la bellezza accada. Buon viaggio, o meglio “Boa viagem” (in portoghese)!