Jawbone UP, molto più di un semplice braccialetto

Written by lorenzodamelio. Posted in top

JawboneUpE’ praticamente un mese che sto sperimentando l’utilizzo di Jawbone UP, ciò che apparentemente sembra un semplice braccialetto ed invece è un discreto concentrato di tecnologia. Non solamente e tanto per l’oggetto in sè, quanto piuttosto per l’omonima app che lo accompagna.

Le applicazioni e i servizi online dedicati al mondo della salute e del benessere sono in crescita (a proposito, c’è un servizio online che non sia in crescita? :P ), tra questi sono particolarmente interessanti questi wereable device che permettono di fare da un lato da “contapassi” e dall’altro di monitorare la qualità del sonno, oltre che – con il supporto dell’app – la bontà o meno dei nostri pasti quotidiani.

Devo dire che effettivamente ho effettuato un miglioramento della mia dieta, a livello alimentare. Sarà per il modello “gamification” dell’app, che fa guadagnare punti in base alla qualità del cibo? Direi di sì, ci sono più fattori psicologici oltre che tecnologici, sicuramente.

Le potenzialità che hanno questi strumenti sono appena percepibili e già ora risultano molto utili sia per la dieta che per il fitness (tante sono le app che si possono aggiungere se si vuole incrementare ed equilibrare l’attività sportiva). Un competitor valido è Fitbit. Se consiglio Jawbone UP? Direi di sì, per i motivi che ho citato prima, può anche essere utile temporaneamente per riuscire a valutare come è costituita la nostra dieta ed avere un rapido e comodo promemoria di ciò che stiamo mangiando (e se stiamo bevendo correttamente). Inoltre è davvero un bel braccialetto, esteticamente parlando. Degli svantaggi o perfezionamenti da effettuare? Scomodo – a mio parere – da tenere la notte se si vuole monitorare il sonno, con una batteria che dura poco (solitamente dai 3 ai 5 giorni a fronte dei 10 giorni che indicano).

Suggerisco il Jawbone UP con il jack invece che quello wireless (finché lo producono) se volete evitare delle onde in più intorno al vostro corpo. E fatemi sapere come vi trovate! Anche, se non soprattutto, se state usando un modello o un prodotto diverso. Sono curioso! E buon appetito :)

Perché la prima community di un brand sono i suoi dipendenti

Written by lorenzodamelio. Posted in Social Media

BrandCommunityStavo aspettando l’ispirazione per scrivere questo articolo, ma un webinar mi ha decisamente aiutato. Ho seguito la conferenza realizzata da Social Media Today e intitolata “Engaging Employee Advocates: How Electronic Arts is Activating Employees to Amplify the Brand’s Message” e non ha che confermato – e anche ampliato – ciò di cui già ero convinto. Ossia che diverse aziende sottovalutano il potere (oltre che le passioni e le potenzialità, mi permetto di aggiungere) dei propri dipendenti, la loro prima e più importante community, per migliorare i propri processi, diffondere il proprio marchio ed essere quindi più efficaci ed efficienti. E anche per poter generare un migliore ambiente lavorativo.

Non è più tempo di essere social “outside” e non esserlo “inside”. Credo proprio sarà una delle prossime tendenze nell’universo dei Social Media negli anni a venire. Basterebbe una sola delle schermata delle slide di “Social Chorus”, che vi riporto in forma scritta a seguire, per confermarlo:
- Un impiegato ha una credibilità di circa 2 volte il doppio rispetto al Direttore;
- Il 92% dei follower degli impiegati non conoscono ancora il brand (dove lavorano gli impiegati);
- Il 77% dei consumatori è più facile che acquistino il prodotto se ne sentono parlare da qualcuno di cui si fidano;
- Gli impiegati hanno 10 volte più follower che gli account delle aziende.

Qua trovate invece tutta la presentazione:

Viaggiare in bici nel Salento: la mia esperienza tra Gallipoli, Leuca, Otranto e Lecce

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leucaViaggiare direi che forse è più facile che raccontare (dipende dai giorni, aggiungo), anche se spesso con le parole si possono creare percorsi emozionanti. In questo caso il primo suggerimento che darei a chi volesse saperne di più sul Salento è di provare, direttamente, a viverlo. Son appena tornato da un giro in bici di una decina di giorni con la mia dolce metà, lo condivido volentieri con chi volesse provarlo a sua volta o con chi volesse esplorare queste terre. Dopo aver visitato in bici per 2 anni la Corsica ed un altra estate l’isola d’Elba, un minimo di preparazione ce la siamo fatta.

Ma torniamo al Salento. Arrivati a Lecce con un treno intercity night e con le bici in apposite sacche, siamo partiti per la volta di Porto Cesareo, nei cui pressi abbiamo testato la bella spiaggia denominata “Punta Prosciutto” (voto 4/5).

Seconda tappa è stata il viaggio verso Gallipoli (spiaggia “Rivabella”, voto 4/5), un paesino molto carino, dove tra l’altro vi consiglio di visitare l’Accademia del Gusto, gelateria – a due passi dal Castello – dai gusti alla frutta semplicemente eccezionali. E’ una zona molto viva, nelle vicinanze c’è il Parco Gondar, dove si tengono importanti concerti nel periodo estivo. Da Gallipoli ci siamo spostati quindi verso Santa Maria di Leuca, la punta più a sud della Puglia (precisamente Punta Ristola, che vedete nella foto). Qua abbiamo sostato presso l’omonimo camping, dopo una lieve salita ed un tragitto nella costa ovest che comunque è sempre stato decisamente pianeggiante e quindi più agevole per noi, carichi di tenda e borse da viaggio. Al camping S.M. di Leuca vi consigliamo di usufruire della navetta per andare a visitare le “Maldive del Salento” (voto 5/5), una spiaggia meravigliosa, veramente tra le migliori che io abbia mai visto e con a due passi comodi servizi bar e docce.

Il caldo ad agosto in Salento è notevole, tra i 25° e i 35° gradi durante il giorno, ma ci si rinfresca grazie al leggero vento che perdura durante la settimana. E’ stato soprattutto utile, quest’ultimo, nell’attraversare la costa est del Salento, nel nostro tragitto da S.M. di Leuca ad Otranto, che è quello composto da più sali-scendi. Nella cittadina di Otranto ci siamo fermati alcuni giorni (presso il camping Idrusa) sia per le diverse attrattive che offre il posto, sia per le spiagge da lì  raggiungibili con il bus (durante ferragosto attenzione ai ritardi, anche di un’ora!): bellissima la “Baia dei Turchi” (voto 5/5), ci hanno consigliato anche “Torre dell’Orso”, ma non abbiamo avuto occasione di andarci.

L’ultima tappa, dopo circa 200km nelle gambe ed aver usufruito di un passaggio tramite il bus da Otranto a Lecce, è stata appunta nel capoluogo di provincia, che è risultato davvero un piacere da percorrere in bici per le numerose vie storiche del centro, che risultano comodamente in piano e di una bellezza sorprendente e, a dirla tutta, da me inaspettata. Infine, quindi, la via del ritorno con il treno fino a Milano, poi Santhià e dunque a Biella…

Sì, forse potrei dirvi di più. Ma poi che gusto ci sarebbe a scoprirlo? :D